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Cittanova in generale |
Patrimonio monumentale |
| ARCHITETTURA E SCULTURA |
IL MUSEO DELLE LAPIDI
Il museo delle lapidi di Cittanova rappresenta una raccolta di 93 pietre monumentali di provenienza antica, medioevo recente e tardo medioevo, la quale rappresenta una tra le collezioni di maggior importanza di questo tipo sul territorio della Croazia. La raccolta di monumenti di pietra e' composta da elementi di architettura (davanzali, cornici, transenne, stemmi ecc.) e, maggiormente, elementi di mobilio liturgico (tavole per altari, parti di ciborio, pilastri, capitelli, ecc.). Parte di maggior importanza del museo delle lapidi di Cittanova e' composta dalla raccolta medioevale nella quale spicca il ciborio di Maurizio risalente alla fine del VIII sec., uno tra i rari esempi d'arte carolingia su questi territori. A causa dello stato d'emergenza dell'anno 1994, tutte le pietre monumentali sono state smontate dal posto d'esposizione di prima (pianterreno del palazzo Rigo). I monumenti sono stati, sotto una competente supervisione, immagazzinati, sottoposti al sanamento ordinario e alla conservazione. La fine della preservazione e la loro rappresentazione e' prevista per l'anno 2000. |
 LA CHIESA PARROCCHIALE DI S. PELAGIO E DI S. MASSIMO
L'odierna basilica a tre navate (fino all'anno 1831 cattedrale), adotta il suo aspetto odierno nel periodo tardocristiano, (V-VI) quando venne fondato il vescovado di Cittanova. Le tracce di tale periodo sono riscontrabili sul muro longitudinale che da' a nord della basilica, dove nell'anno 1972 vennero scoperte le finestre del periodo tardocristiano. Nell'ambito del complesso cattedrale c'erano il battistero (demolito nell'anno 1782) e l'episcopio (demolito nell'anno 1874). Il campanile vecchio, il quale si trovava sulla facciata della cattedrale, venne demolito nell'anno 1874 quando ne fu costruito un'altro, nuovo e autonomo: il campanile. La chiesa venne dettagliatamente ricostruita negli anni 1408, 1580, 1746 e 1775. Nel medioevo, gli spazi interni erano ornati da affreschi, cosa testimoniata dalle loro rimanenze sull'altare laterale (a est). L'odierna facciata neoclassicista fu portata a termine nell'anno 1935. La caratteristica dello spazio interno e' rappresentata dal coro profondo con l'altare stile barocco sotto il quale si trova la cripta del periodo (recente) romanico. |
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 LA CRIPTA
Nell'interno della chiesa parrocchiale di San Pelagio e di San Massimo, sottostante all'altare maggiore, si conserva la cripta del primo periodo romanico, (l'unica in Istria e una tra le rare in Croazia). La cripta a tre navate presenta forti arcate cruciformi e due piccole stanze coperte da arcate site negli angoli morti. Nel punto centrale dello spazio si trova la confessione con incise la data e la scritta del vescovo Adamo del 1146. Durante le esplorazioni archeologiche dell'anno 1895, quando si andava alla ricerca delle fondamenta della basilica del periodo paleo cristiano, nella cripta sono stati trovati dei frammenti medioevali, parti del mobilio liturgico il quale oggi appartiene alla collezione del Museo delle lapidi. Dall'anno 1997 nella cripta si stanno svolgendo dei lavori eseguiti sotto la supervisione del Dipartimento del Conservatorio di Fiume. Nel 1998 sono state aperte tre bifore del periodo preromanico con reperti medioevali della scultura in pietra. |
I DIPINTI SACRALI
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Autore sconosciuto, La Vergine con S. Massimo e S. Pelagio
Olio su tela
Chiesa di S. Pelagio e di S. Massimo
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La scimitarra d'altare si trova sull'altare a sudest della chiesa parrocchiale. A dispetto dei danni subiti, rimane riscontrabile la qualita' del dipinto d'autore ignoto, maestro di provenienza veneziana di fine XVI secolo. La scimitarra d'altare viene nominata dal vescovo di Cittanova Tommasini verso la meta' del XVII sec. come prezioso dipinto di Scuola veneziana. Don Luigi Parentin, in base a dati dell'archivio vescovile di Cittanova, annota che il dipinto fu danneggiato durante l'invasione dei turchi (1678). Il vescovo d'allora Gabrielli non ha permesso che il quadro venisse restaurato da un pittore parroco, volendo per il lavoro, un pittore di fama. Il quadro fu restaurato appena verso il 1784 a voler del vescovo Bozzantitni, il quale commissiono' il lavoro a Gaetano Zampini. Alla fine del secolo scorso sono stati eseguiti sul quadro dei ritocchi e ridipinti alquanto maldestri i quali hanno sminuito il suo valore. |
Carlo Alvise Fabris, San Carlo, Santa Lucia e Sant'Antonio abate, 1776
Olio su tela
Chiesa di S. Pelagio e di S. Massimo |
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La scimitarra dell'altare fa parte della composizione dell'altare a sud-occidente della chiesa parrocchiale e rappresenta la usuale scena tipica del Settecento: La sacra conversazione. Il dipinto e' un omaggio dell'omonima confraternita cittanovese alla chiesa parrocchiale. Il pittore Carlo Alvise Fabris appartiene a quella cerchia di pittori i quali operavano su commissione in una delle numerose fucine di veneziana provenienza, nella seconda meta' del XVIII sec. Il dipinto S. Carlo, S. Lucia e S. Antonio abate fanno parte del corpo di pittura barocca sacra dell'area nord-adriatica la quale non ha nulla da invidiare alle correnti stilistiche dello stesso periodo della cerchia culturale mitteleuropea. La scimitarra d'altare e' stata restaurata nell'anno 1997 nelle stanze dell'Istituto di restaurazione croato di Zagabria. |
Nicolo' Viezzoli, S. Pietro, S. Agata e S. Massimo
Olio su tela
Chiesa di S. Pelagio e di S. Massimo |
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La scimitarra d'altare si trova sull'altare a nordest della chiesa parrocchiale. Non abbiamo alcuna informazione riguardo il suo autore. Si suppone che il dipinto fu eseguito verso la fine del XVIII secolo e che sia di provenienza locale. Verso l'inizio del XX sec. sono state eseguite delle piccole restaurazioni. |
Autore ignoto, Il ritratto del vescovo Giacomo Filippo Tommasini
Olio su tela
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| Nella chiesa parrocchiale e' custodita una serie composta da una trentina di ritratti di vescovi. Ogni ritratto porta il nome del vescovo e il tempo del suo servizio a Cittanova. I ritratti non hanno valore artistico, bensi' quello storico- documentario. La serie di ritratti dei vescovi e' nata grazie alla commissione fatta dal vescovo Gabrielli nell'anno 1712. |
 IL CAMPANILE
Il campanile indipendente della chiesa parrocchiale di San Pelagio e di San Massimo e' stato costruito nell'anno 1883 su esempio del campanile di San Marco di Venezia. In cima alla piramide del campanile si erge la statua del compatrono della citta', San Pelagio, posta nel 1913. La statua e' fatta di legno e rivestita in lamiera di bronzo. |
 IL SARCOFAGO
Si presume provenga dal periodo paleo cristiano. Le superfici del sarcofago semplicemente profilate con il coperchio sotto forma di due spioventi ed ai vertici quattro acroterii. |
 LA LOGGIA BELVEDERE
Rappresenta l'unica loggia istriana situata nelle prossimita' del mare, probabilmente accomodata sulla struttura del piu' antico torrione delle mura medievali cittadine. Si crede che la loggia fu costruita nel XVI secolo, rinnovata nel 1860 e nel 1930. Nelle sue prossimita' ad ovest si trova il passaggio semicircolare Porta a marina il quale conduce al mare. La costruzione portuale del passaggio e' costruita in pietra a serraglio e risale all'anno 1649. E' stata portata in questo posto nel XIX secolo dalla parte nordovest della citta' durante la sistemazione del nuovo giardino cittadino (Giardino pubblico). |
L'EDIFICIO CON FINESTRE GOTICHE
Le due finestre di profilo gotico che si aprono sulla facciata dell'edificio sono di origine veneziana, datate XV sec. |
IL PALAZZO PATRIZIO
Il palazzo e' stato costruito attorno l'anno 1760, dimora della famiglia patrizia dei conti Rigo. Tipico esempio di stile barocco mitteleuropeo, il quale attraverso la Trieste Teresiana avanza nel litorale istriano. La possente struttura cubica dello stabile viene scissa sulla sua facciata da armoniosi elementi ornamentali, difficilmente riscontrabili su palazzi istriani dello stesso periodo. |
 LA CISTERNA
Nel centro di un'area quadra cinta perimetralmente da un muricciolo e lastricata, si erge la boccia della cisterna datata anno 1496. Le facce del collo presentano decorazioni vegetali. Sul piedistallo della stessa si vedono incisioni circolari, destinati, si presume, alle misurazioni. |
 IL PORTALE TARDO BAROCCO
In Via dei pescatori si trova il portale risalente alla fine del sec. XVII. |
LA BIFORA
Dai lavori di restauro edile e' stata recentemente scoperta la bifora del tardo gotico annessa esteriormente alla parete che oggi l'ospita. Probabilmente di derivazione di una delle chiese medioevali che si ergevano tra le mura di Cittanova. |
 LE MURA
Le mura con la merlatura dentata vengono datate XIII secolo, spesso sottoposte a diverse ristrutturazioni nell'arco dei secoli. Il perimetro primario e' stato rinforzato con torni in base circolare di periodo rinascimentale, mentre il piu' antico risulta quello in base quadrata situato nelle prossimita' di quella che un tempo fu la porta principale della citta'. |
 EDIFICIO NEOGOTICO
Fu costruito nel primo ventennio del sec. XX su modello gotico veneziano. |
 LA CHIESA DELLA VERGINE MARIA DEL CARMELO
La chiesa fu costruita verso la fine del XV sec., rinnovata nella seconda meta' del XVIII sec. e nella prima meta' del XIX sec. Viene annotata tra i diversi esempi di chiesa ad una navata dell'Istria veneta, tipica della seconda meta' del settecento con la sua scissione della facciata, peculiatira' del periodo classico. Nelle prossimita' della chiesa un tempo vi sorgeva un piccolo monastero dove operavano i frati domenicani (XV - XVII sec.), poi i frati agostiniani, (seconda meta' del XVII sec.), ed in fine i frati francescani minori glagolitici (meta' del XVIII sec.). |
 LA CHIESA DI SANTA AGATA
La chiesa di Santa Agata eretta nel vecchio camposanto rappresenta l'esempio di architettura sacra di edificio romanico a tre navate. Interessante per la presenza del tetto a due spioventi che copre la risoluzione del volume interno diviso in tre spazi. La chiesa viene datata nel periodo cuspide tra il IX e il XIII sec. Assieme alla presupposta influenza carolingia, l'edificio presenta chiare peculiarita' dell'architettura regionale sacra del periodo medioevale. Nella chiesa si trovano due statue del periodo tardo barocco di provenienza locale (gli angeli luminari) e il dipinto dell'altare di Santa Agata. La chiesa di Santa Agata fu restaurata e conservata nel periodo tra il 1993 e il 1995. |
 LA CHIESA DI SANT'ANTONIO
La chiesa ad una navata centrale, venne costruita nel periodo gotico e ristrutturata nel XVII sec., mentre nel XIX sec. venne ampliato il presbiterio e aperte le due finestre laterali. E' una delle tante chiese rurali nei dintorni di Cittanova. |
 LA CISTERNA POZZO NUOVO
Di forma circolare, la cisterna e' formata da sei lastre di pietra ornate dallo stemma del podesta' veneziano A. Civrano (1506 - 1507), il piu' antico stemma conosciuto fino ad oggi, del comune di Cittanova. |
 IL PALAZZO RIGO
Il complesso di edifici di stile barocco ospitati a Carpignano (area distante 1 km da Cittanova) e' stato costruito nel 1762 su commissione del conte Carlo Rigo. Apparente alla nobilta' cittadina con il suo apporto, imprime carattere e forza alla vita culturale della citta'. Lo stabile centrale dominante nell'insieme architettonico, lateralmente viene accompagnato per tutta la sua profondita', da due palazzine gemelle piu' basse, che gentilmente collegano tutto il verde paesaggio circostante, continuandolo fino al mare. La risoluzione architettonica adottata nella villa Rigo presenta un esempio classico delle ville di campagna che si costruivano in Istria alla fine del Settecento. Abbandonato al tempo e alla negligenza dell'uomo, il palazzo si trova in stato d'emergenza. |
 LA VILLA DI CAMPAGNA /IL MONASTERO DI DAILA
Nelle immediate prossimita' del paese di Daila, bagnato dalle rive del mare, si trova un prezioso insieme architettonico, il quale attira con la propria bellezza nonche' con la propria lunga e tortuosa storia l'attenzione di conoscitori e passanti casuali. L'insieme architettonico ottenne l'odierno aspetto nell'anno 1839 in base al progetto realizzato dall'architetto francese Le Terrier de Manetot. E' appunto, all'origine del suo architetto che si attribuisce la sua impronta di neoclassicismo francese, unica su territorio istriano. Sull'area dell'antica costruzione quadrangolare incorniciata da quattro torri, il quale porto' dall'antichita' il nome di castello, spunta un elegante villa a due piani affiancata di fronte da due palazzi praticamente identici. Rispettando il suo aspetto precedente, Manetot lascia intatta la chiesa stile barocco di S.Giambattista (beatificata nell'anno 1783), la quale si trovo' a est dall'edificio principale del castello, mentre dirimpetto all'edificio sacrale eresse una nuova costruzione (alloggio del cappellano) di stesso manto architettonico della chiesa. Il pensato riflesso a specchio rappresenta l'accento che rincara la simmetria della facciata dell'edificio principale introducendoci attraverso (un tempo) l'orto curato fino al portale monumentale il quale, come un involucro trasparente, divide l'insieme architettonico dalla riva del mare. Un piccolo molo rimane testimonianza dell'accesso dalla villa al mare. L'insieme architettonico descritto nella prima meta' del XIX secolo, rappresenta uno dei rari monumenti culturali sul territorio adriatico del periodo neoclassicistico il quale fu costruito nelle immediate prossimita' del mare. Purtroppo, oggi il complesso abbandonato, rimane alla merce' del tempo, soggetto a seconde costruzioni inadatte nonche' alla negligenza dell'uomo. Le prime impronte del suo passato ci portano ai tempi dell'antichita', dove si trovava allo stesso posto il possedimento romano. Nei secoli V e VI arrivano i monaci greci e costruiscono il monastero, diventato dimora nel IX sec. dei benedettini. Il monastero venne dedicato a S. Giambattista. Verso la meta' del XIII sec. il monastero comincia ad essere abbandonato e passa di proprieta' ai vescovi di Cittanova. Il vescovo Nicolo' dona nell'anno 1273 il podere ai Sabini, benestante famiglia di Capodistria. La famiglia fa ricostruire la proprieta' e l'ex monastero adotta il nome di Castello di Daila ( Castrum Dailae). Quando la famiglia Sabini rimase senza erede, il castello divenne proprieta' dei conti Grisoni di Capodistria, accadde nell'anno 1736. Nella prima meta' del XIX sec. segue l'annunciata ricostruzione del castello trasformata in casa di villeggiatura. Dopo la tragedia familiare, nell'anno 1835 il conte Francesco Grisoni promette col voto la villa ai frati benedettini di S. Maria di Praglia (vicino a PD), a condizione di prendersi cura dell'istruzione su tal territorio. I benedettini entrano nella villa nell'anno 1860 trasformando gli edifici in monastero, il quale mantenne la sua funzione fino all'anno 1948, quando con un processo truccato venne tolto ai benedettini tutto il possedimento. Fino all'anno 1989 l'ex monastero aveva la funzione della casa del pensionato e dell'ospizio per poveri, ed e' stato allora che fu abbandonato e trascurato. La ricca storia di questo edificio e il suo valore stilistico e architettonico sono indici incontrastabili verso la necessita' che la villa/monastero di Daila debbono esser conservati/restaurati e realizzati. |
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